SHANK IL BELLO - CAPITOLO PRIMO
Il Boia era alla fonda al porto dell’isola di Barbado. La tre alberi, veloce e aggressiva quando solcava i mari, dava ora di sé uno spettacolo placido e mite, se si escludeva la polena incappucciata e armata di ascia che sembrava volersi liberare dal fasciame dalla prua e scagliarsi in mare. Solitamente le navi portano nomi femminili, penserete, ma il Capitano Shank, detto il Bello per ovvi motivi, ne aveva già abbastanza di donne nella sua vita per desiderare di portarsene anche solo l’idea per mare. E poi lo sanno tutti, no? Le donne portano sfortuna! Solo sciagura a chi si fosse azzardato a farne salire una a bordo! Le donne erano buone solo a letto, e lì anche più di una alla volta, questa era una delle poche cose certe nella vita di un Pirata come Shank. Questo e il Rum. Faceva eccezione la Strega, Armida l’Oscura, che si era guadagnata il suo posto nella ciurma sventolandogli davanti al naso una delle sue carte dei tarocchi che, a suo dire, prometteva innominabili sciagure, a meno che lui non l’avesse presa con sé. La parola sciagura bastò a convincerlo e a fargli tenere da quel momento in estrema considerazione ogni suo consiglio. Ad ogni buon conto, a chiunque gli facesse notare che c’era una donna nella sua ciurma, Shank rispondeva che non era una donna…era la Strega!
Sul ponte quel giorno erano rimasti solo un paio di uomini, giusto il necessario per tenere alla larga eventuali intrusi. Il resto della ciurma, e in testa a tutti il Capitano, si stava dando ai bagordi in una taverna. Solo Amerigo e il Sior Nero, il corvo, avevano deciso di girovagare per l’isola alla ricerca di qualche baratto, mercanzia degna di nota o chissà cos’altro, il Sior Nero non era stato chiaro a riguardo… Amerigo Fettuccini aveva lavorato a lungo in un circo prima di diventare un pirata, era stato un ottimo circense e benché fosse un po’ stravagante a Shank piaceva averlo intorno. Era molto bravo con i coltelli e, quando il corvo era di buon umore, sapeva anche essere arguto. Due furono i fatti degni di nota della loro giornata: il corvo, saltellando e becchettando, gli suggerì di acquistare un libretto dalla copertina in pelle, consumato dal tempo e con tutta probabilità dalla permanenza in mare, da uno strano omuncolo che sembrava trafficare in mappe, carte nautiche e libri antichi. Amerigo non sapeva leggere molto bene ma se il Sior Nero aveva scelto, chi era lui per opporsi? Così pagò la somma pattuita e si ingegnò a trovare un modo per recuperare almeno in parte le sovrane sborsate. L’occasione si presentò poco dopo quando, grazie ad un volenteroso, ma poco sveglio, giovanotto, poté esibirsi in uno spettacolo di lancio di coltelli. Dopo un paio di lanci incerti, l’ultimo, che conficcò la lama pericolosamente vicina all’orecchio del volontario, gli valse, oltre a 25 sovrane provenienti dalle scommesse, anche un bel po’ di applausi. Soddisfatti, Amerigo e il corvo si diressero nuovamente verso il Boia.
Cosa poteva offrire di meglio la vita che un paio di puttane e una buona bottiglia di Rum? Dopo diverse settimane di navigazione questo sembrava essere il paradiso per Shank e i suoi uomini, ah, e per la sua Strega che, a parte la questione puttane, tracannava Rum proprio come un vero uomo. Shank ormai aveva perso il conto dei bicchieri che aveva buttato giù e chi lo conosceva bene tra i suoi sapeva che non avrebbe portato a nulla di buono andare avanti così. Ogni volta che il Capitano beveva, cioè più spesso di quanto fosse appropriato persino per gente come loro, finivano nei guai. Insieme a lui era seduto Red, Sputafuoco, così chiamato per le sei pistole che portava al petto, o almeno sei erano quelle che lasciava vedere. Alto, nerboruto e dall’aria inquietante, era il braccio destro di Shank che senza di lui praticamente non muoveva un passo. Che lo seguisse per fedeltà o perché con lui donne e Rum non mancavano mai, non era certo. Ciò che si sapeva invece era che benché non parlasse mai, e per questo erano in molti a credere che gli avessero mozzato la lingua in circostanze mai chiarite, sapeva ricordare al Capitano tutto ciò di cui si dimenticava e, potete giurarci, era un gran lavoro per Sputafuoco occuparsi di lui. Mente tracannava l’ennesimo bicchiere qualcosa urtò Shank alle spalle, facendogli versare addosso tutto il liquido ambrato. Voltandosi imprecando, già pronto a mettere mano alle sciabole, si trovò invece di fronte il Capitano Conrad, così si limitò a restituirgli il favore, colpendo il bicchiere che quest’ultimo teneva in mano con un ghigno stampato sul viso. “Shank! Vecchia baldracca! – Lo apostrofò il Pirata già alticcio – Che diavolo ci fai da queste parti? Dov’è la tua bagnarola? Non sarà affondata un’altra volta?” Concluse scoppiando in una fragorosa risata e colpendolo con un pugno alla spalla. Barcollando, più per il Rum che per il colpo, Shank lo afferrò per la lunga barba e ne ricavò di essere strattonato per i capelli. I capelli! Shank li considerava il suo personale portafortuna, erano lunghi e biondi e non ricordava l’ultima volta che li aveva tagliati. Quanti anni dovevano essere passati? Non era importante, ciò che contava era che Conrad gli aveva strappato una delle sue trecce amuleto, quella con la piuma del Sior Nero! Ancora si racconta della fatica che fece per procurarsela… I due pirati si ricoprirono di ingiurie e imprecazioni per diversi minuti poi finirono ad abbracciarsi e ad offrirsi da bere. Perché i due erano vecchi amici, se così si potevano definire… “Shank, oggi mi sento fortunato – iniziò Conrad con la voce impastata dal Rum – e voglio giocare con te. Scommetto la mia nave!” “Ci sto!” Rispose Shank farfugliando e puntandogli contro un dito. Sputafuoco e Armida che si trovavano nelle vicinanze, pronti ad intervenire se la situazione fosse degenerata, si scambiarono un’occhiata preoccupata. Non vorrà davvero giocarsi di nuovo la nave? Non era la prima volta che il Capitano faceva sciocchezze del genere, ma non poteva resistere ad una scommessa e se poi c’era la possibilità di vincere la nave di Conrad sicuramente non si sarebbe tirato indietro. Intorno al tavolo che occupavano si era già radunata una piccola folla di curiosi da quando la voce si era sparsa che si sarebbe giocato pesante. Shank faceva girare i dadi nella mano. Con la Strega vicino non poteva perdere. Ne era sicuro. O forse era l’alcool a pensare per lui… Li lanciò sul tavolo. Dieci. Poi fu il turno di Conrad che tirò un undici. Sulla taverna calò un improvviso silenzio. Il Boia era perduto. Andato. Svaporato. Dissolto. Vinto. La risata di Conrad, quando realizzò la vincita, echeggiò tra i tavoli per poi contagiare tutti quanti alla promessa di una bevuta gratis. Tutti, ad eccezione di Sputafuoco e di Armida e ovviamente di Shank che al pensiero di non poter più risalire sul suo adorato Boia rimase inerte e a bocca aperta per almeno una mezz’ora, fino a quando l’unica decisione che seppe prendere fu quella di ingollare tutto il Rum che il suo corpo poteva contenere. Intanto, mentre Armida veniva colta da uno dei suoi consueti attacchi d’isteria, Sputafuoco notò che qualcuno, un ragazzo, giovane, che non poteva avere più di diciotto anni, si era avvicinato a Conrad proponendogli di giocare con lui per vincere Il Boia. La posta sarebbe stata in cambio due anni di servizio sulla sua nave senza paga, se avesse perso. Il Pirata lo squadrò da capo a piedi, poi gli rise in faccia, rifiutandosi di giocare e ridicolizzandolo davanti a tutta la taverna. Con la coda tra le gambe al ragazzo non restò altro da fare che ritornare al suo tavolo…
Joe aveva avuto davvero una giornata difficile. Non sarebbe mai riuscita a diventare un pirata se fosse andata avanti così, se non avesse trovato nessuno disposto ad imbarcarla. Dopo l’ennesimo rifiuto da parte del Capitano Flint solo perché era una ragazza, aveva deciso di farsi passare per un uomo e tentare la sorte in quella taverna…Perché tutti i pirati dovevano essere così superstiziosi? Ma lei, testarda, era sicura che prima o poi avrebbe avuto la sua occasione. E vedendo il Capitano biondo perdere la sua nave ai dadi, pensò che fosse arrivato il suo momento, aveva creduto di poter riuscire a vincerla. Sarebbe patita da lì. Con una nave tutta sua, avrebbe deciso lei chi avrebbe fatto parte della sua ciurma. Ma quel maledetto barbuto si era persino rifiutato di farla provare! Continua |