SHANK IL BELLO - CAPITOLO SECONDO Quando Amerigo fischiettando raggiunse Il Boia si trovò impreparato alla scena che lo accolse. Floyd e uno degli altri marinai della ciurma erano seduti sul pontile, pesti e malconci. Non appena lo videro gli si fecero incontro raccontandogli che gli uomini di Conrad li avevano sbattuti giù dalla nave dichiarando che ormai era di proprietà del loro Capitano. Avevano cercato di opporre resistenza ma erano solo in due e gli altri erano troppi… Dopo un ulteriore tentativo da parte di Amerigo di chiarire la questione, il cui unico risultato fu di essere sbeffeggiato per essere agli ordini di un ubriacone perseguitato dalla sfortuna come Shank, Floyd fu mandato a cercare il Capitano alla taverna per sapere da lui cosa fosse accaduto. Una volta arrivato, tutto fu immediatamente chiaro: il Capitano aveva davvero perso la nave ai dadi! Fu lo stesso Shank a raccontargli ogni cosa appena lo vide, buttandoglisi addosso e attribuendo la colpa alla treccia perduta. Se avesse avuto il suo amuleto non sarebbe accaduto, farfugliava. A Floyd quasi venne un colpo e il pensiero di non avere più una nave a cui tornare gli fece salire le lacrime agli occhi. Dopo qualche minuto Shank si ricompose, per quanto gli fu possibile, e chiamando anche Sputafuoco e Armida accanto a sé disse, facendosi serio in volto, benché con un occhio mezzo chiuso e la bocca impastata: “Uomini, Strega, ho avuto un’idea: andiamo a cercare una nave!” Poi barcollando uscì dalla taverna con una bottiglia di Rum in mano, arraffata da un tavolo accanto all’uscita. Sputafuoco lo seguì senza esitazione, imitato dopo qualche istante dai due restanti. Dopotutto lì non c’era più nulla da fare…
Il sole stava calando mentre il livello dell’alcool nel corpo di Shank non accennava a diminuire. Cercare una nave sembrava davvero una brillante idea, ma non sapeva davvero da che parte iniziare. Eppure aveva bisogno di una nave! Che razza di Pirata sarebbe stato senza? Così, vacillando pericolosamente, prese a camminare, tracannando dalla bottiglia e cercando tuttavia di rassicurare in qualche modo i suoi. “Sputafuoco! – Esclamò improvvisamente attirando a sé il suo secondo – Guarda! Qualcuno ci sta seguendo! Là! Prendilo!” Concluse voltandosi e indicando con un braccio sollevato un ragazzo che camminava pochi passi dietro di loro e che agilmente in quel momento li superò. Sputafuoco non se lo fece ripetere due volte e lo afferrò per la collottola, squadrandolo minaccioso. “Floyd! Chiedigli cosa vuole da noi! E perché…perché ci sta seguendo!” Shank si ricordò che Sputafuoco non avrebbe domandato nulla e si sarebbe limitato a fissarlo o a sbatacchiarlo un po’. Floyd obbedì ma il ragazzo, anche dopo che Sputafuoco lo ebbe posato a terra, continuava a scuotere la testa ad ogni sua domanda. “Capitano non parla! Deve essere muto!” “Allora controlla che abbia la lingua, se è davvero muto non ce l’avrà…” “Ce l’ha Capitano!” Rispose Floyd dopo averlo costretto ad aprire la bocca per verificare. “Domandagli come si chiama allora!” Come risposta, il ragazzo prese la mano di Floyd e tracciò con la punta del dito delle lettere sul suo palmo “Capitano, il ragazzo mi fa il solletico” La situazione era in una fase di stallo. Floyd domandava. Il ragazzo non parlava. Armida strillò qualcosa di incomprensibile ma si acquietò subito dopo e la bottiglia era quasi finita. Shank si sedette sulla prima botte che gli capitò a tiro, iniziava a sentire il Rum agitarsi nello stomaco.
Amerigo e il Sior Nero scelsero quel momento per unirsi al gruppo. Ormai stanchi di aspettare vicino al Boia, avevano deciso di cercare il Capitano. Forse il corvo aveva avuto un brutto presentimento? Non appena Shank si accorse del loro arrivo si premurò di informare il Sior Nero dei recenti sviluppi della faccenda e stava quasi per domandargli una nuova piuma per rimpiazzare quella perduta quando Sputafuoco gli si avvicinò. Parlandogli all’orecchio come era solito fare, gli disse di essersi ricordato di aver visto il ragazzo alla taverna parlare con Conrad. Parlare? Allora non era muto! “Uomini! – Si alzò dalla botte bofonchiando – Costui è una spia di Conrad! Ci segue per rubarci la nave che questa notte troveremo! Buttatelo a mare!” Tutto accadde in un attimo: Sputafuoco, Amerigo, Floyd e Armida si strinsero a semicerchio davanti al ragazzo pronti ad afferrarlo, quest’ultimo indietreggiò ed inaspettatamente estrasse due sciabole con le quali si preparò a fronteggiare i pirati. Un passo indietro di Sputafuoco e due pistole puntate al petto del giovane comparvero tra le sue mani.
Le cose stavano prendendo una brutta piega per Joe. Il sole stava tramontando e lei si trovava sola in un vicolo con un gruppo di pirati ubriachi convinti che fosse una spia…e per di più il suo piccolo espediente di fingersi muta era fallito miseramente. Il più grosso l’aveva riconosciuta! Per fortuna il suo travestimento era ancora salvo! Ma se fossero riusciti ad afferrarla sarebbe durato ancora ben poco. Allarmata dall’aria minacciosa dei quattro davanti a lei aveva sguainato le armi senza riflettere ma quando si trovò di fronte alle due pistole pensò che l’unica cosa saggia da fare fosse quella di abbassarle se non voleva finire ammazzata prima ancora di mettere piede su una nave.
Soddisfatto Sputafuoco abbassò le pistole e rimase in attesa degli ordini del Capitano. Shank era determinato a scoprire chi fosse quel ragazzino che li aveva seguiti fino a lì e soprattutto cosa volesse da loro. Buttarlo in mare gli era sembrata un’ottima idea ma ora, visto che non aveva di meglio da fare in attesa di trovare una nave, ordinò ai suoi uomini di interrogarlo. Quando si decise a parlare, dopo che tutte le armi erano state rinfoderate, raccontò di chiamarsi Joe e di voler diventare un pirata. La determinazione del giovane accese una scintilla nella mente ottenebrata di Shank “Noi ti faremo diventare un Pirata. – disse rialzandosi e reggendosi a Floyd per non finire lungo disteso a terra – Viaggerai per i mari, avrai il Rum migliore e le donne più belle…però…però prima dovrai superare le tre prove. Fettuccia! – chiamò rivolto ad Amerigo. Il Capitano era famoso per non ricordare nemmeno uno dei nomi della sua ciurma, tranne forse Sputafuoco – Spiega al ragazzo cosa dovrà fare! Spiega, spiega…” Lo esortò con un gesto della mano. “Per diventare un vero pirata occorre superare tre prove. – Cominciò Amerigo – La prima consiste… – fece una pausa per consultarsi con il Sior Nero - ah sì, consiste nell’ammazzare una bottiglia di Rum.” Shank guardò la bottiglia mezza vuota che teneva tra le mani e la lanciò al ragazzo che la prese al volo. Tutti rimasero in attesa. Ce l’avrebbe fatta a finirla in una sola sorsata? Tutti gli occhi erano puntati su Joe che però non faceva nulla. Guardava alternativamente la bottiglia e gli uomini davanti a lui. “Allora?!?” Sbraitò Shank. “Allora cosa?” “Allora?!? La vuoi ammazzare quella dannata bottiglia o no? Non ho tempo da perdere io, sai?” Il gesto che compì allora Joe lasciò tutti i presenti annichiliti. Scagliò in aria la bottiglia e, dopo aver estratto in maniera sorprendentemente veloce le sciabole, la colpì mandando il vetro in frantumi. “Noooo!” L’urlo di Floyd squarciò il silenzio accompagnato da quello di Shank “Quello non è ammazzare la bottiglia! Quello che hai fatto si chiama sprecare dell’ottimo Rum” “Ehm…io, ecco io…non sapevo come si fa ad ammazzare una bottiglia…Nessuno ha specificato che dovevo berla…” Si giustificò impertinente il ragazzo. “Va’ a prendere dell’altro Rum. E in fretta! – Shank ordinò a Floyd rispedendolo alla locanda con alcune sovrane, prima di guardare Amerigo e rivolgersi stancamente a lui “Fettuccia! Spiega al ragazzo…” A spiegazioni terminate Floyd era di ritorno con le braccia cariche di bottiglie piene, una già mezza vuota e l’aria di essere alticcio. A Joe toccò nuovamente la bottiglia mezza vuota. Questa volta la portò alle labbra con cautela e ne bevve un sorso. Shank si passò una mano sulla fronte, possibile che ancora non avesse capito cosa doveva fare? L’intervento di Sputafuoco mise fine al tentennamento. Strappò la bottiglia dalle mani del ragazzo e gliela ficcò di mala grazia in bocca così da obbligarlo a bere a grandi sorsi. Continua... |