L'ANTICA CANZONEQuesto racconto, scritto insieme all'amico Salkaner (http://www.ltsn.tk/) ha partecipato nel 2003 al concorso: "Orrore Pirata", indetto da pirati.net, classificandosi quattordicesimo.
C'erano solo due cose che il giovane Pete McSink non poteva mancare di notare, nelle fumose e malfamate taverne che gli capitava di frequentare nella sua poco onorabile carriera di pirata: le belle ragazze e le canzoni marinare. Ora, poiché le seconde abbondavano in genere più delle prime, si può dire che negli anni se n’era fatta una certa cultura. Cultura che peraltro, disponendo di una voce tutt'altro che disprezzabile (specialmente quando adeguatamente sciolta nella giusta quantità di rhum), contribuiva a sua volta a diffondere, nella speranza forse che venisse utile ad attrarre l'altra cosa interessante reperibile in taverna. Naturalmente, le orecchie di Pete si drizzarono quando il Vecchio Strabico (a proposito, ricordate sempre di presentarvi appena entrate in taverna, altrimenti sarete sempre chiamati col nome del vostro difetto più evidente), dopo il quarto o quinto boccale, prese a cantare quella canzone mai sentita prima…
“…T’aspetto sulla riva avventuriero Vieni da me e abbandona il veliero…”
L'aria nella taverna si fece d'incanto gelida, e né il fuoco scoppiettante del camino, né il grog dei boccali sembravano riscaldare l'atmosfera. Eppure la canzone sembrava così bella e orecchiabile, faceva pensare a danze davanti ai porti, quando finalmente i marinai tornavano dalle loro dame... Il capitano Fisktyv si avvicinò infine al Vecchio Strabico e gli diede una pacca per farlo smettere. Ma quello, forse per il troppo rhum in corpo, non parve sentirlo nemmeno e non si fermò che a canzone finita...o meglio, finché non cadde addormentato. E finalmente l'atmosfera da taverna riprese col giusto ritmo, insomma le bevute, le risse e quant'altro. McSink fu l'unico ad avvicinarsi al Vecchio Strabico, cercando di svegliarlo. La canzone era davvero bella, e voleva sentirla cantare. Purtroppo quello rispose semplicemente “Non posso” prima di emigrare in quel mondo di sogni che poche cose oltre al rhum sanno dare. “Lascialo stare, McSink” lo richiamò il capitano, e va a dormire: domani all'alba si salpa” “era una bella canzone” ribattè semplicemente McSink” Lo sguardo del capitano si fece duro “certe canzoni non andrebbero mai cantate. Nemmeno di giorno sulla terraferma. Attirano le maledizioni” e chiuse il discorso. McSink scosse la testa. “stupide superstizioni” mormorò. Ad ogni modo si decise a coricarsi: l'indomani sarebbe stata una lunga giornata.
Benché lo Slicer fosse una nave agile e veloce, intercettare la rotta dei galeoni spagnoli poteva voler dire navigare a vuoto anche per giorni, prima che cominciasse la parte, per così dire, divertente: l'inseguimento, il cannoneggiamento, l'arrembaggio, insomma tutte quelle cose per cui i pirati si guadagnano il bottino o la forca, a seconda di quanto sono abili e fortunati. E così, dopo due giorni in mare aperto, senza scorgere l'ombra di un albero maestro spagnolo od olandese che fosse, l'equipaggio cominciava a dedicarsi alle chiacchiere oziose, al rhum e alle canzoni da taverna. E come suo solito McSink si diede un gran da fare con il rhum… La luna da poco sorta lo vide mentre improvvisava alcuni passi di danza sul ponte dello Slicer stringendosi al petto una bottiglia a metà…
Perso nelle sue fantasticherie non si accorse della cima in cui s’incastrò il suo piede facendolo finire contro il parapetto mezzo penzoloni verso l’acqua gelida appena illuminata dal pallido chiarore della luna. Restò alcuni istanti a contemplare il riflesso del suo viso nel mare che sembrava muoversi e cambiare aspetto e sembianze in unisono con il beccheggio della nave…ora era lui, ora il vecchio Strabico, ora una macchia informe…e una donna, il viso di una bellissima donna…ma quest’ultima immagine durò solo un istante, poi McSink scosse la testa, si rimise in piedi e buttò giù un sorso di rhum, miracolosamente rimasto intatto. Il Vecchio strabico…cosa cantava al porto? McSink si grattò la testa mentre cercava di ricordare, forse un altro sorso di liquore lo avrebbe aiutato…Ed infatti ecco che il ricordo giunse insieme allo spirito…
“…lasciati indietro i mostri del mare E vieni da me che son pronta ad amare Vieni a danzare con la gente gaudente Fra l’oro del mare e le perle d’oriente…”
Scambiando il ponte per un palco e la sua bottiglia per una dama, McSink continuava a danzare e a cantare ripetendo senza sosta e gridando a squarciagola con voce impastata l’antica canzone. “Quando strappai le budella a Jack Mano Mozza l’ho sentito cantare meglio di te!” L’insulto precedette di poco il sibilo di un colpo di moschetto poco distante dall’orecchio del nostro uomo che, distratto dallo sparo, non si avvide dell’albero maestro che lo spedì nel mondo dei sogni. Nessuno ebbe cura di riportarlo al suo giaciglio, così McSink fu il primo ad essere svegliato dal martellare del sole a cui rispondeva il doloroso pulsare delle sue tempie. Se fino a quel momento si era sentita la mancanza di navi da abbordare, ora ve n’erano fin troppe: una variopinta flotta e fra essi un galeone spagnolo proprio a tiro di cannone. Dato un ultimo bacio alla sua dama prima di adagiarla con cura, McSink si diede da fare con la campanella d’allarme. In men che non si dica la ciurma si presentò sul ponte col coltello tra i denti pronta all’assalto. “ben fatto, vecchia spugna!” si complimentò il Capitano, poi rivolto a tutti esclamò in un ghigno:” ALL’ARREMBAGGIO!” Fra colpi di cannone e di moschetto, in pochi minuti il galeone fu arpionato e i primi uomini cominciarono ad abbordare, a calpestare il ponte della nave spagnola…in uno scricchiolio d’ossa… …ossa degli scheletri che sembravano essere tutto ciò che restava dell’equipaggio. Con la tipica superstizione piratesca alcuni se la diedero a gambe, ricacciando indietro i compagni che stavano per abbordare. Come ormai d’abitudine, il nostro McSink fu apostrofato in modi qui non ripetibili. E gli insulti si moltiplicarono quando un giro di cannocchiale rivelò che anche le altre navi erano nello stesso stato…almeno finché non inquadrò una costa che non doveva essere lì. Tutti gli sguardi si rivolsero a McSink, soprattutto quello del Capitano che a passo deciso lo raggiunse “Allora non ho sognato! Eri tu stanotte a cantare quella maledetta canzone, vero?” e gli diede un manrovescio tale da stenderlo sul ponte. Il pestaggio sarebbe continuato se un marinaio non avesse chiamato il Capitano indicandogli qualcosa sulla terraferma. Tutti gli sguardi si volsero per una volta da un’altra parte e McSink si passò un mano sulla fronte sudata. Alberi rigogliosi e tesori d’ogni genere facevano bella mostra di sé sulla spiaggia…ma era solo l’inizio: di lì a poco un gruppo di deliziose fanciulle in abiti discinti diede inizio ad un’allegra e concitata danza attorno ai forzieri. Era troppo per tener fermi i marinai: un gruppo, credendo forse di aver raggiunto la terra promessa, calò una scialuppa e con un gran daffare di remi si avviò ad unirsi alle danze… A nulla valsero le urla del Capitano che tentava di richiamarli…le placide acque si trasformarono in un gorgo da cui emerse l’incubo di ogni uomo di mare: un leviatano che si trovò servito il pranzo: facendo scempio del corpo dei marinai li trascinò con sé nel profondo. “Siamo prigionieri di questo mare in eterna bonaccia” La voce profonda del Capitano placò le urla della ciurma nel panico “Il Vecchio Strabico me ne aveva parlato, ma finora non gli avevo mai creduto. Non posiamo toccare terra, non possiamo andarcene: siamo condannati come le navi che abbiamo trovato” L’alcol è l’amico cui tutti i pirati si affidano nella disperazione. I giorni passavano e nessuno passava molto tempo sobrio. Il Capitano non usciva quasi più dalla sua cabina e altri marinai avevano preferito la via dei flutti all’eterna attesa. Nessuno parlava più a McSink, cui tutti davano la colpa per la maledizione. Solo con la sua dama, ripensava al Vecchio Strabico e alla sua canzone, canticchiandone di quando in quando qualche verso…
“…Vieni a danzare con la gente gaudente Fra l’oro del mare e le perle d’oriente…”
Però qualcosa mancava, perché il Vecchio Strabico non aveva voluto proseguire? Cosa ci metterei io? E il rhum gli diede l’ispirazione:
“…Siamo dispersi in un mare dannato Sol la mia dama non mi ha abbandonato…”
Subito una nebbia avvolse la nave e un vento potente gonfiò le vele. Fra le nebbie e i fumi del rhum McSink rivide le forme di un’antica storia, di una donna in attesa del suo amore sul mare, fuggito da lei in cerca dell’oro, e da lei condannato a vederlo e mai raggiungerlo. L’indomani il vascello procedeva fra le familiari onde dei Carabi per fare ritorno sull’isola dove McSink scese l’ultima volta per non imbarcarsi più.
E se capitate in una di quelle malfamate taverne dei Carabi potreste trovare il vecchio Pete McSink intento a cantare un’antica ballata. Non ascoltatela, e piuttosto date un altro bacio alla vostra dama, in carne ed ossa o vetro che sia… |